Dieta Dissociata Ipoglicemica: Come Mangiare e Dimagrire Senza Zuccheri

Non fa male, ma quando si parla di dieta dissociata ipoglicemica sono in molti a storcere il naso per via di vari pregiudizi e critiche, soprattutto perché scientificamente reputata troppo inflessibile e illogica. Ma la realtà è ben diversa da quanto accennato da pseudo esperti, perché un regime alimentare in cui si dividono gli alimenti per categorie (Dieta di Shelton) è già molto vario di macronutrimenti (ad esempio le noci aiutano a dimagrire velocemente e contengono proteine, grassi e carboidrati) e ha l’obiettivo di raggiungere e mantenere un benessere psicofisico ed il peso forma ideale, associando correttamente gli alimenti a tavola.

Il concetto da cui nasce una dieta dissociata ipoglicemica è quello di non abbinare alimenti fra loro per evitare un conflitto (ad esempio carne e pesce non andrebbero mai mangiati durante lo stesso pasto): questa strategia nasce da una famosa tipologia di alimentazione (detta anche Hay diet o food combining) ideata nel 1911 dal gastroenterologo americano William Howard Hay, divulgata molto tempo dopo in varie opere scritte dallo stesso Hay (apparsa per la prima volta nel libro “Food Allergy” nel 1931 in cui descrisse tale regime alimentare per cercare di curare il morbo di Bright con l’alimentazione). Il principio fondamentale si basa sull’idea che, durante il processo digestivo e matabolico, si formerebbero accumuli non equilibrati di prodotti che il corpo non è in grado di eliminare o espellere, e che possono essere causa di patologie. Le trasformazioni chimiche che avvengono nell’organismo, e che si dedicano al sostegno vitale, formano dei metaboliti (di tipo intermedio o finale) da cui sono state derivate 4 cause relative ad un’alimentazione non adeguata:

  • un eccessivo consumo di carne;
  • un eccessivo consumo di carboidrati raffinati;
  • ignoranza della chimica della digestione;
  • iperalimentazione.

Per questo motivo Hay inventò un regime alimentare composto sostanzialmente da 5 regole:

  • non abbinare carboidrati a proteine e frutti acidi nel corso dello stesso pasto;
  • consumare insalata, verdure e frutta come parte principale del regime alimentare;
  • consumare proteine, grassi e amido in quantità limitata;
  • consumare grano integrale evitando di mangiare cibi raffinati e processati (alimenti a base di farina bianca, margarina e zucchero);
  • far trascorrere almeno 4-5 ore tra i pasti di diverso genere.

Esistono innumerevoli varianti della dieta dissociata, ma in generale, come anche la cronodieta ed altri modelli, sono tutti esempi che possono portare alla ortoressia. Sentire quindi un nutrizionista è, come sempre, la prima cosa da fare prima di seguire una qualsiasi dieta.

Ma come dicevamo, una dieta dissociata non fa male: l’abitudine di alternare un pasto proteico con un pasto glucidico non è un errore ed è quello che normalmente avviene, tutto dipende dal tuo stile di vita. Se ad esempio sei un programmatore informatico seduto quasi sempre sulla sedia e che non fa attività fisica, di sicuro subirai una routine sedentaria (al lavoro, e se sei un nerd anche a casa). In questo caso una dieta dissociata potrebbe esserti utile per aiutarti ad ingurgitare meno carboidrati semplici e assumere quelli complessi da fonti migliori come i cereali integrali, i legumi, la frutta, la verdura, dividendo al meglio tutto l’apporto nutrizionale che serve al corpo durante la giornata. Naturalmente devi seguire determinate regole: se devi proprio mangiare un po’ di pasta e pane, sarebbe meglio mangiarli a pranzo perché a cena rallenterebbero troppo la digestione e favorirebbero anche un eccessivo apporto calorico di cui non hai bisogno dopo le ore 20:00 (a meno che tu la sera non vada in palestra o in discoteca a divertirti).

È vero, se hai un fisico sano potresti tranquillamente mangiare una bistecca e poi una mela, la colpa non è certo dell’alimentazione se hai difficoltà ad assimilarli e metabolizzarli insieme, ma se hai un problema all’apparato digerente è sempre meglio chiedere un consulto ad un gastroenterologo, che sicuramente ti consiglierà di seguire una dieta che non peggiori la situazione (ad esempio io, da quando mangio meno zuccheri, non ho più avuto mal di testa e il mio stomaco e il mio intestino sono parecchio migliorati, oltre aver perso molti chili di troppo).

Ecco perché abbinare una dieta dissociata ad una ipoglicemica favorirebbe la riduzione del peso corporeo guadagnando anche in salute, ma anziché focalizzarsi sull’indice glicemico è meglio che la tua attenzione si sposti sul carico glicemico. Anziché osservare la concentrazione di glucosio nel sangue, che nelle persone sane dovrebbe attestarsi tra i 65-110 mg/dl, dovresti fare attenzione al CG (o GL in inglese), ossia quel parametro che definisce l’impatto sulla glicemia di un pasto glucidico in base al suo indice glicemico (IG) e la quantità di carboidrati contenuti al suo interno, a favore di una migliore prevenzione e cura di patologie come il diabete o l’ovaio policistico, come anche di una migliore strategia per modellare il tuo corpo. Un regime alimentare ben equilibrato da una dieta dissociata e povera di zuccheri, contribuisce infatti a non mangiare eccessivamente rispetto alle reali necessità, senza aumentare il fabbisogno di insulina ed evitando di costringere il pancreas ed il fegato ad una super attività.

Non devi però intendere che una dieta ipoglucidica sia inadeguata, anzi, ma è senz’altro meglio che, soprattutto le persone che soffrono di diabete, consumino, nelle dosi stabilite da un dietologo, carboidrati complessi anziché semplici perché vengono assimilati più lentamente, quindi anche l’indice insulinico (II) (dall’inglese insulin index, insulinemic index, o food insulin index (FII)), rimane più bilanciato nel tempo perché aumenta lentamente. Motivo in più per evitare anche a pranzo di consumare carboidrati facilmente digeribili contenuti nel pane bianco, nel riso bianco, nella pasta sfoglia, nelle bibite zuccherate e in altri alimenti conservati: sarebbe meglio limitarli perché possono far aumentare di peso e interferire con il dimagrimento, come anche interferire con il diabete. In alternativa, assumere carboidrati da fonti migliori come i cereali integrali, i legumi, la frutta, la verdura e le altre risorse che permettono di rimanere in buona salute perché ti possono fornire le vitamine, i minerali e le fibre essenziali, nonché molti fitonutrienti importanti.

Ecco perché seguire una dieta dissociata ipoglicemica potrebbe aiutarti a stabilire cosa, come, perché e quando mangiare.

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